sabato 30 gennaio 2010

Bang Bang ....my Baby Shot Me Down


I was five and he was six
We rode on horses made of sticks
He wore black and I wore white
He would always win the fight

Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down.

Seasons came and changed the time
When I grew up, I called him mine
He would always laugh and say
"Remember when we used to play?"

Bang bang, I shot you down
Bang bang, you hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, I used to shoot you down.

Music played, and people sang
Just for me, the church bells rang.

Now he's gone, I don't know why
And till this day, sometimes I cry
He didn't even say goodbye
He didn't take the time to lie.

Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down...



Bang Bang (il Mio Baby Mi Ha Sparato)

Io avevo 5 anni e lui 6
Cavalcavamo cavalli di legno
Lui vestiva nero io vestivo bianco
Lui vinceva sempre

Bang bang, mi ha sparato
Bang bang, cado a terra
Bang bang, quel suono orribile
Bang bang, il mio baby mi ha sparato

Le stagioni sono arrivate e hanno cambiato il tempo
Mentre crescevo, Lo chiamavo mio
Lui rideva sempre e diceva
"Ricordi quando giocavamo?"

Bang bang, ti ho sparato
Bang bang, cadi a terra
Bang bang, quel suono orribile
Bang bang, ti colpivo sempre

La musica suonava e la gente cantava
Solo per me, le campane della chiesa suonavano

Ora lui é andato, non so perché
E ancora oggi, a volte piango
Non ha nemmeno detto addio
Non ha preso il tempo per mentire

Bang bang, mi ha sparato
Bang bang, cado a terra
Bang bang, quel suono orribile
Bang bang, il mio baby mi ha sparato


Kill bill

domenica 17 gennaio 2010

Haiti....Senso di coscienza

Le immagini nei vari Telegiornali e quelle che corrono sul Web sono terribili, perchè ancora una volta colpiscono le popolazioni già sfortunate.

Leggendo su “La Stampa – Buongiorno” di Massimo Gramellini, ho provato la stessa sensazione che ha descritto nel suo articolo in data odierna, ricco come sempre di sensibilità:

“Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremoto di Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com’era la vita nell’isola, fino all’altro ieri. Ho appreso che l’ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l’aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo.

Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull’incongruenza di una situazione che – complice la potenza evocativa delle immagini – mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così mi viene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza degli haitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del genere possa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioni allucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loro morire"


fonte la stampa gennaio 2010